WIRE — Con un lungo articolo su Repubblica ieri Filippo Ceccarelli ha celebrato il trasgressivo Parco Lambro (1976), una sorta di Woodstock proletaria e antitetica al Pci, e di seguito il rivoluzionario primo Campo Hobbit che si tenne un anno dopo e che fece indignare Almirante coi suoi occhi di ghiaccio. Per Ceccarelli il Campo Hobbit fu una sorta di Parco Lambro di destra, liberatorio sicuramente ma con qualche differenza importante, a cominciare dalla mancanza di droghe. Lesperimento fu annunciato e propagandato dalla rivista dei topini neri di Jack Marchal, La Voce della Fogna, di cui era regista Marco Tarchi. Gli organizzatori furono Generoso Simeone e Umberto Croppi e i vertici missini non la presero bene. Tutto vero ma il Campo si iscriveva allinterno di una dialettica interna tra rautiani e almirantiani che proprio in quegli anni cercava un superamento delle contrapposizioni sanguinose degli anni di piombo. I primi volevano mettere da parte certe pose muscolari e nostalgiche, i secondi vedevano in ogni elemento di modernit qualcosa da rifiutare a priori. Era insomma Il domani appartiene a noi contro lInno a Roma, le poesie del Vertex contro lOpera Omnia di Mussolini, la rivista Eowyn contro la proposta dellassegno alle casalinghe. Esperimento scandaloso, vero. Ma dove sbaglia allora Ceccarelli? Quando dice che a tanti anni di distanza si capisce che la sinistra e la destra ufficiali, non riconoscendo quelle esperienze come ortodosse erano gi condannate allattuale regressione. Per quanto riguarda la destra losservazione del tutto infondata. Giorgia Meloni infatti inizia il suo percorso politico allinterno di un mondo che nei Campi Hobbit vedeva un modello, un punto di riferimento, il riconoscimento dellavversario come soggetto con cui dialogare senza usare i bastoni, lidea che la modernit fosse da accettare come sfida per cambiare ci che non andava ma senza fughe reazionarie allindietro. Meloni (a differenza ad esempio di CasaPound) assolutamente un prodotto di quel clima, di quellatmosfera culturale, di quella trasgressione antropologica che sostituiva ai saluti romani le schitarrate alternative. FdI non lantitesi dei Campi Hobbit, se ne nutrita, al punto che la sua festa ispirata a un eroe della letteratura fantasy come Atreju mentre la destra degli anni Settanta sceglieva i pacifici Hobbit in quanto simboli di un popolo gioioso e attaccato alle tradizioni della propria terra ma pronto a combattere per una causa superiore, se chiamato a prendere parte. vero che a Montesarchio fu realizzata una celtica umana e qui le SS evocate da Ceccarelli centrano come i cavoli a merenda. La croce celtica fu scelta in quanto simbolo del movimento Giovane Europa di cui Franco Cardini era, negli anni Sessanta, un giovane esponente fiorentino. Solo dopo arriveranno le circolari di partito che ne vietavano luso sottolineando che solo i simboli ufficiali, la fiamma e la fiaccola del FdG, potessero essere utilizzati. In definitiva non cera per a Montesarchio unaltra destra, opponibile a quella missina. Cera una destra che voleva fare la sua parte nel mondo missino e la fece al punto che i giovani che verranno dopo non potranno prescindere da quellesperienza, riproponendola in forme diverse e aggiornate ma sempre con un concetto ben chiaro in mente: farla finita con lattivismo che replicava macchiettisticamente lo squadrismo del Ventennio. E tra quei giovani cerano anche Giorgia Meloni e i suoi collaboratori di oggi. Sono regrediti? Sono avanzati? Lo diranno gli elettori. Limportante non fingere che siano altro da una storia di cui la destra attuale, magari inconsapevolmente, comunque erede.

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