WIRE โ Un quarto di secolo fa, il 10 agosto 2001, ci lasciava Gianfranco Miglio. Se la mia vita ha avuto uno scopo - disse - non era certo di avere un posto nella storia dItalia. Semmai nella storia del pensiero politico. Nei fatti, con Schmitt e Weber sul piano europeo, con Bobbio, Sartori e Matteucci sul piano nazionale, stato uno dei maggiori scienziati della politica del Novecento europeo. Dopo la laurea, mosse i primi passi nel Comasco. Insieme a Tommaso Zerbi fond un movimento, che poi si doter di un settimanale federalista nazionale: Il Cisalpino. Il primo numero usc a Como il 27 aprile 1945, con la citt infestata di truppe fasciste e Benito Mussolini ospite della Prefettura per cercare invano - la via della fuga. A tutta pagina Il Cisalpino titol Linsurrezione trionfa in Valpadana. Di spalla un articolo che fece storia: Cantoni, non regioni. Di fronte alla prospettiva della rinascita dello Stato, repubblicano e democratico, i Cisalpini proponevano un ordine politico federale, fondato sullarticolazione in tre macroregioni e ispirato al modello cantonale svizzero. Mettevano sul banco degli accusati lUnit del 1861, censurando il processo di State building promosso dalla monarchia dei Savoia, ma anche il tenue regionalismo di Sturzo e del Partito Popolare. A questa lettura della questione italiana, fondata sulle tre macroregioni, con autonomia impositiva e un autogoverno molto forte, Miglio rimasto coerente per tutta la vita. La rilanci nel 1975 e poi nel 1993, con il celebre Decalogo di Assago. Lidea di una repubblica federale lo portava a riabilitare i vinti del Risorgimento, a cominciare da Carlo Cattaneo. Avrebbe imposto agli studenti delle scuole medie la lettura delle Notizie naturali e civili su la Lombardia (1844), testo in cui Cattaneo afferma che noi lombardi, senza dirci migliori, possiamo reggere il paragone con qualsiasi altro popolo. A suo giudizio una scortese e sleale affermazione quella che attribuisce solo al favore della natura e allamenit del cielo il primato lombardo. Nei fatti, nessun popolo svolse con tanta perseveranza darte i doni che gli confid la cortese natura. Le Notizie cattaneane sono il manifesto ideologico del pi autentico lombardismo. Con amarezza, Miglio chiosava tuttavia che i lombardi hanno una vocazione pecorile, si sono sempre accucciati a servire qualcuno, dagli spagnoli agli austriaci. Sono, insomma, la barca di cojoni di Gianni Brera. Miglio spieg comunque al Paese che chi vuole governare deve confrontarsi con le aporie della statualit e fare i conti con la Lombardia e il grande Nord, per cercare di ricomporre le contraddizioni originarie in chiave federale. Il suo federalismo si configurava come un patto volontario tra libere comunit territoriali, basato sul mercato e sul primato del privato. Negli anni Cinquanta, fond lIsap (Istituto per la Scienza dellAmministrazione Pubblica) e, nei Sessanta, la Fisa (Fondazione italiana per la storia amministrativa) con lobiettivo di studiare la realt del potere e le dinamiche della politica con un rigoroso approccio scientifico. Le sue analisi lo portarono a censurare gli eccessi di parlamentarismo e la deriva partitocratica. Critic il clientelismo e la corruzione, laffarismo e il trasformismo di una classe politica davvero assai modesta, chiusa a riccio nelle proprie rendite di posizione. Si tratta di un deficit che, ancora oggi, rappresenta un vero problema per il funzionamento delle istituzioni. Uomini senza qualit inadeguati ad arginare la dittatura degli apparati burocratici e amministrativi. Anche perch la politica si progressivamente imposta come lambito professionale di maggiore redditivit con la formazione pi bassa. Esponente del realismo politico, come Mosca e Pareto, sosteneva il decisionismo e auspicava la disubbidienza civile. Quando lo Stato - ingordo e predatore, burocratico e accentratore - oppressivo nei confronti dei cittadini, disubbidire un dovere morale di uomini liberi. Di fronte allautonomia differenziata, portata avanti con orobica determinazione dal Ministro Calderoli, viene da chiedersi cosa direbbe Miglio. Gi nel 1950, due anni dopo lentrata in vigore della Costituzione e ventanni prima della nascita delle regioni a statuto ordinario, il professore lariano auspicava un modello di regionalismo a geometria variabile. Si chiedeva infatti per quale ragione si adottano gli stessi controlli tutori e le medesime bardature burocratiche per la Lombardia e la Basilicata. Perch bisogna camminare alla velocit ridotta della nave meno efficiente? Sarebbe pi opportuno consentire alle regioni pi avanzate di sviluppare le proprie capacit e le proprie risorse di iniziativa, senza inutili impacci, nellinteresse evidente dellintera comunit nazionale. questa lessenza del regionalismo differenziato. Negli anni Novanta, Miglio teorizz il neo-federalismo, il federalismo per disaggregazione. A suo giudizio, esistono infatti due strade per approdare al federalismo, un percorso aggregativo, come avvenuto in Svizzera e negli Usa, e un percorso disaggregativo, in cui la sovranit - monolitica e tutta depositata al centro viene delegata alla periferia secondo una dinamica octroye, di generose concessioni legislative e amministrative, che svuotano progressivamente lo Stato centrale. il percorso seguito dal Belgio. Dal 1968 al 1993, ci ha messo 25 anni prima di proclamarsi uno Stato federale. Che quello del Belgio sia vero federalismo tutto da vedere. In ogni caso bisogna fare i conti con il tempo storico. La strada ancora molto lunga. E anche con la pervicace resistenza degli apparati burocratici e amministrativi dello Stato centrale, assolutamente indisponibili a rinunciare al bench minimo potere. Era nota lironia di Gianfranco Miglio: sotto le sue ispide sopracciglia, vedremmo oggi spuntare un luciferino e sarcastico sorriso. Ci manchi, profesr!
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