WIRE โ Sar stato pur vero che per gli italiani Franza o Spagna purch se magna, ma sotto la dominazione spagnola da mangiare ce nera davvero poco. E non solo da mangiare. Per quasi due secoli i territori della Penisola finiti sotto il Regno di Spagna furono spremuti e amministrati con un modello che storicamente ha unaccezione pressoch negativa. Ma facciamo un salto indietro rispetto al periodo che va dalla Pace di Cateau-Cambrsis del 1559 al Trattato di Utrecht del 1713, con lappendice borbonica napoletana che cesser nel 1861: alla fine del XIII secolo, correva il 1282, i nobili siciliani per scrollarsi di dosso proprio i francesi chiamarono in soccorso alla ribellione dei Vespri contro la tassazione angioina Pietro III dAragona, facendo cos da battistrada alla penetrazione spagnola. Sul continente gli aragonesi arrivarono un po di tempo dopo, nel 1420, chiamati dalla regina di Napoli Giovanna II che temeva le solite mire egemoniche francesi, e figurarsi se il re Alfonso V poteva sottrarsi dal declinare, considerato che era soprannominato Il Magnanimo. Divenne erede al trono e due anni dopo tutto il regno era sotto il suo controllo. LEGEMONIA Legemonia in altre parti dItalia era questione di tempo e loccasione la forn il duca di Milano Ludovico il Moro che nel 1494 si rivolse a Carlo VIII di Francia esortandolo a rivendicare il trono di Napoli da cui si sentiva minacciato: sottovalut la portata dellinvasione francese, allarm il Papa Alessandro VI (lo spagnolo Rodrigo Borgia) e altri nobili italiani pronti a invocare lintervento armato di Ferdinando il cattolico (gi re di Sicilia), e sbagli ogni calcolo politico, tanto da tradire quasi immediatamente il francese e allearsi con Venezia, il Papa e la Spagna, e infine perdere per sempre Milano. La calata dellagguerrito esercito francese trasform lItalia nel campo di battaglia delle due superpotenze dellepoca e in una tragedia lunga sessanta anni. Gli italiani combatterono di qua e di l, con Franza o Spagna (tecnicamente tale dal 1469, unione di Aragona e Castiglia) o a seconda delle circostanze e degli interessi degli eserciti dei nobili e delle compagnie di ventura dei capitani. Con limperatore Carlo V dAsburgo lItalia, nei due apici Milano-Napoli, era sotto controllo della corona spagnola. Il sistema politico-burocratico-fiscale era di sfruttamento perch la macchina da guerra spagnola aveva bisogno di continui afflussi di danaro e lo traeva da una tassazione pesante che provoc un regresso della produzione e la stagnazione della borghesia. Lunica cosa che cresceva era la fame, e sotto alla fame il malcontento. La societ era suddivisa in classi rigide, il controllo asfissiante, e dove non arrivava il re arrivava il papa con lInquisizione. Miseria e oscurantismo. Le tasse e le gabelle colpivano i beni di prima necessit come grano, farina, sale, i contadini erano vessati con i prelievi sui raccolti, la delinquenza e il brigantaggio spadroneggiavano, la giustizia era inefficiente e corrotta. Lurbanesimo spopolava le campagne e creava masse di diseredati che si arrangiavano come potevano. Non un caso che in quellepoca Napoli fosse la citt pi popolosa dEuropa. Ma in questo quadro, come in tutte le scuciture della storia, cera chi ci guadagnava o ne traeva vantaggio. Chi si era arricchito col commercio comprava i titoli nobiliari creando una nuova classe aristocratica, spesso parassitaria e latifondista. I funzionari e i magistrati trovarono nella protezione della corona il volano per estendere i loro poteri e pure il ricorso agli abusi. La mentalit spagnola dellalterigia e del disprezzo conquistava e portava a eccessi nellesercizio arbitrario delle proprie ragioni, vere o presunte. I bravi e soprattutto i loro padroni disegnati da Alessandro Manzoni nei Promessi sposi ne sono eloquente riprova. La magnificenza spagnola, oltre allatteggiamento e al modo di vestire, si rivelava al popolo solo in occasione di particolari ricorrenze, quando le feste erano la manifestazione della grandiosit dei dominatori, artefici anche del sincretismo con la religione di cui si ergevano a protettori: guai a sgarrare con i precetti della Chiesa. Paradossalmente il periodo della dominazione spagnola fu tutto sommato un periodo di pace e di stabilit, ma non per condivisione del sistema e neppure di sostegno sociale. Vero che era finito il periodo delle grandi battaglie in Italia, anche se londa lunga della Guerra dei Trenta anni arriver a lambire pure la Penisola. Il Regno di Spagna, almeno, non si risparmi nel proteggere le coste dalle scorrerie dei pirati saraceni che le mettevano a ferro e fuoco e deportavano giovani e ragazze come schiavi, realizzando una serie di fortificazioni e torri davvistamento, e schierando la temibile flotta. LEREDIT Dopo una prima fase in cui ai nobili era stata concessa carta bianca nella gestione dei feudi e nella riscossione delle tasse, gli spagnoli provarono a realizzare un apparato di potere amministrativo centralizzato. Che fosse per un tentativo di modernizzazione nel segno della funzionalit tutto da dimostrare. indubbio che sullaltro piatto della bilancia vi sia stata una fioritura dellarte e dellarchitettura barocca, come testimoniato visivamente ancora oggi dallo stesso tessuto urbanistico di diverse citt italiane da Milano a Palermo, ma quello era pur sempre il periodo in cui gli italiani riempivano il mondo di bellezza. La stessa lingua spagnola si ferm in superficie, davanti a un idioma italiano convenzionale ed esclusivo delle classi alte e colte, che erano una infima minoranza. Diverse parole transitarono nel parlato, attraverso i dialetti, prima di trovare una formulazione nazionale, come gli ispanismi baccal, vigliacco, creanza, fanfarone, compleanno, marrano, flotta. E persino sangue blu, perch i nobili al pari del lavoro (non solo manuale) aborrivano labbronzatura e quindi si vedeva il colore delle vene delle braccia. Quando gli spagnoli non comandarono pi, nessuno li rimpianse. E quelli che restarono erano gi o divennero presto italiani, senza neppure lesigenza di dover italianizzare il cognome, come i vari Diaz, Perez, Rodriguez, Olivares, Valdes e pure Almirante.
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