WIRE โ RICONVERSIONI INDUSTRIALI Lappeal del Made in China sulla struttura commissariale emerge anche da unaltra storia paradossale, che ha come protagonista sempre unazienda italiana, la Fatrotec Spa. Il gruppo, che allepoca si occupava di elettronica e telecomunicazioni, si mette a disposizione della struttura commissariale per la produzione di dispositivi medicali nella prima fase dellemergenza. Sviluppa un sistema completo di ventilazione, con rilevazione dei parametri vitali, cucito su misura per i pazienti Covid e a fine marzo partecipa a un bando di Invitalia da 650mila euro per la produzione di questo tipo di ventilatori. Nonostante il momento di estrema emergenza, Invitalia, a detta dellazienda, ci mette 25 giorni per la fase preliminare di valutazione. Lazienda nel frattempo, vista la contingenza, fa un investimento di 800mila euro per avviare la produzione. I ventilatori sarebbero potuti essere realizzati in due mesi, ed entro sei mesi avrebbero ottenuto tutte le certificazioni previste nel bando di Invitalia, sulle quali, oltretutto, la normativa europea concedeva una deroga in caso di emergenza sanitaria. Tutto viene segnalato dallazienda via Pec, ma dalla struttura commissariale non arriver mai nessun ordine. Ad ottobre del 2020, siamo nel pieno della seconda ondata del Covid, la societ era in grado di produrre 40 sistemi al giorno, che comprendevano ventilatori multi-parametro e sistema di telecomunicazioni, cos come accertato anche da Invitalia. Avevamo, quindi, una capacit produttiva significativa per poter soddisfare tutte le esigenze di quel momento, dir il presidente del gruppo Francesco Peluso in Commissione dinchiesta per il Covid. Eppure, dalla struttura del commissario Arcuri non arriver nessun ordine, nonostante linvestimento prevedesse che i prodotti dovevano essere messi a disposizione del Commissario. I ventilatori prodotti dalla Fatrotec, tra laltro, avrebbero avuto un costo analogo ai circa 500 acquistati da Arcuri nella prima fase dellemergenza e che si sono rivelati inadeguati per i pazienti Covid. Da unanalisi successiva emerse che risultavano statisticamente meno performanti e che erogavano un volume corrente espiratorio inferiore alle altre macchine e ai parametri impostati. LASSOCIAZIONE DI BAFFINO Privi del marchio Ce e non conformi ai requisiti di sicurezza previsti dalla normativa vigente erano pure i 140 ventilatori Made in China importati a marzo 2020 grazie ai buoni uffici di Massimo DAlema. Lex presidente del Consiglio allepoca era presidente onorario della Silk Road Global Information LTD, societ legata alla Silk Road Cities Alliance, think tank del governo di Pechino nato per supportare il progetto geopolitico della Via della Seta. Della Silk Road Global Information LTD, secondo uninchiesta de La Verit, facevano parte anche ex ministri e funzionari del governo di Pechino. Il nome di Massimo Prosegue la pubblicazione del dossier riservato sulla gestione della pandemia Covid-19 in Italia. Nelle puntate precedenti abbiamo ricostruito limpreparazione del Paese, il lockdown deciso dopo una riunione mai verbalizzata e la nomina di Domenico Arcuri alla guida di una struttura dotata di miliardi e poteri straordinari, con controlli fortemente limitati. Abbiamo poi passato in rassegna gli sprechi della gestione commissariale: dispositivi acquistati a prezzi pi alti, respiratori inadeguati, siringhe costose, Primule e banchi a rotelle mai usati. Fino al caso Jc Electronics, costato allo Stato 100 milioni di euro per una certificazione non inoltrata, e alla testimonianza dellimprenditore sulla richiesta di una consulenza pari al 10% delle forniture. DAlema compare nelle mail delle trattative per lacquisto dei dispositivi, poi rivelatisi senza certificazioni. Un ruolo nella mediazione lo rivendicher lui stesso in unintervista al Corriere della Sera: Nel momento pi drammatico della pandemia, in virt delle mie buone relazioni internazionali coi cinesi, mi stato chiesto di dare una mano a recuperare dei ventilatori. Il problema era che lo Stato italiano poteva pagare alla consegna mentre i cinesi chiedevano che si saldasse al momento dellordine. Unassociazione internazionale, di cui faccio parte, si fece carico di comprare questi ventilatori per conto del governo italiano, anticipando di fatto i soldi. A firmare lacquisto il 13 marzo 2020 fu il capo della Protezione Civile, Borrelli, ma della questione fu interessato anche Arcuri, in qualit di ad di Invitalia, che d l a poco avrebbe assunto lincarico di commissario straordinario. In copia alla mail dellazienda cinese c anche Silvia Fabrizi, dipendente di Invitalia indicata da Arcuri a Benotti, in una serie di messaggi, come la persona che lo avrebbe contattato per lintermediazione sulla maxi commessa da 1, 25 miliardi di euro di mascherine cinesi. PRODUZIONE NOSTRANA Tornando alle aziende italiane, erano diverse quelle che nella prima fase della pandemia misero a disposizione la propria capacit produttiva per immettere sul mercato nazionale i dispositivi di protezione di cui cera disperato bisogno. Ma non tutte, come nel caso della Fatrotec, nonostante avessero certificazioni e capacit tecniche, furono poi effettivamente contattate dalla struttura commissariale per ordinare i prodotti. In termini di capacit produttiva, solo le aziende del nostro Comitato erano in grado di produrre circa 60 milioni di mascherine al mese, ha affermato Peluso durante il suo esame testimoniale in Commissione di inchiesta sul Covid.A luglio del 2020 il governo Conte sceglie di affidare il grosso della produzione nazionale di mascherine a Fca Italy. Una commessa da 170 milioni di euro per 2 miliardi di mascherine, 27 milioni al giorno. La struttura commissariale si fa carico dellacquisto dei macchinari per convertire la produzione, per circa 56 milioni di euro complessivi, e anche dellacquisto del meltblown da BYD Europe B. V. , per circa 41 milioni di euro in totale. La Protezione civile viene incaricata della distribuzione sul territorio nazionale, e tra i destinatari ci sono anche le scuole. Ma gi nel mese di ottobre iniziano le polemiche. Per docenti e genitori le mascherine prodotte da Fca Italy sono inutilizzabili: elastico a forma di giarrettiera, sono difficili da indossare e emanano cattivo odore. Finisce che nellestate del 2021 il ministero della Salute costretto a chiedere il ritiro di diversi lotti prodotti nello stabilimento di Mirafiori tra agosto e dicembre del 2020. Secondo uninchiesta di Striscia la Notizia le mascherine ritirate sarebbero state il 10% per cento del totale di quelle prodotte da Fca.Morale: se da una parte cerano imprese che anticipavano di tasca propria i soldi per riconvertire le proprie linee di produzione per far fronte allemergenza e poi non ricevevano ordinativi dalla struttura commissariale, per il colosso di John Elkann lo Stato spender pure 296mila euro per smantellare a suo carico le 25 linee di produzione che il Commissario diede in comodato duso gratuito al gruppo. Lennesimo paradosso della gestione Conte-Arcuri. (Continua/8).
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