WIRE โ Lasciate perdere la retorica compagna, i ritratti preconfezionati inevitabilmente scaduti in bozzetti militanti che gi ieri inondavano il Media Unico, la Festa dellUnit permanente in cui vogliono ingabbiare il ricordo di Francesco Guccini, in primis coloro che la Festa lhanno chiusa per trasferirsi allhappy hour della Ztl. Gettate via tutto, e inoltratevi nellAppennino Tosco-Emiliano, proprio l alla congiunzione tra due regioni, e svariate mitologie, nella Pavana a cui il Maestrone era ritornato, dichiarandosi lopposto, eterno studente, perch la materia di studio sarebbe infinita. E allora tanto vale risalire l, dove linfinito quotidianit non antropizzata, Lambrusco, bestemmia dialettale perch cos ci scappa la primiera, la valle come coscienza collettiva e il crinale come specchio dellIo, ancora Lambrusco. Va preso in parola, questo aedo appenninico che nella canzone non casualmente intitolata Addio si presenta cos: Io, figlio duna casalinga e di un impiegato/ cresciuto fra i saggi ignoranti di montagna/ che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia/ io, tirato su a castagne ed ad erba spagna. Non riducetelo, almeno oggi, al suo santino, al gigione engag, al cantautore organico per definizione, la colonna sonora della Ditta rossa (e di tutti i suoi abbagli). Un po se l cercata, certo, ha capito che la caricatura guevarista era una fetta formidabile di mercato, se volete paradossalmente stato (anche) bardo comunista per scelta di puro liberismo. EPIDERMIDE Ma quella appena lepidermide superficiale della vecchia pellaccia di montagna, un modo per mandare esauriti i concerti, anche una scommessa ideologica, certo. Ma sempre rancida e malmostosa, giocata di malavoglia e infine spettacolarmente contraddetta dallanarchismo da osteria, quasi cliniano, sicuramente premoderno che esplode nello sberleffo de LAvvelenata (una straordinaria demolizione del proprio stesso santino): Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a vossa/ Per non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia. Piuttosto, si canta a oltranza perch ancora c da bere, come in Canzone di notte n. 2, e allora mi riempio il bicchiere. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48794759]] PROFONDIT MONTANARA Guccini ha continuato a riempirsi il bicchiere e a narrare la fiumana della Storia con profondit montanara, ha sognato che la Via Emilia si trasfigurasse nel West durante i primi giorni della scuola a Modena (ed era la ricostruzione del Paese che inseguiva il sogno americano) e contemporaneamente ha reso per sempre immortali tutti gli Amerigo, tutti gli eroi appenninici senza volto che in America si riversarono davvero ad acchiappare il destino, e tornarono due soldi e giovinezza ormai finita. questa consapevolezza crepuscolare, vagamente pascaliana, delluomo come essere finito e condannato allo scacco, che rende Guccini non arruolabile davvero tra i pifferai del progressismo: non esiste alcun progresso, a rigore, esistono solo gli acrobati della malinconia, come definisce lui e il suo pianista nella straordinaria Keaton. Per questo le sue acrobazie migliori sono i ritratti marginali in bilico sul minimalismo come quello de Il Pensionato (Lo sento da oltre il muro che ogni suono fa passare/ lodore quasi povero di roba da mangiare, un attacco memorabile che pare una pagina di Carver) oppure le figure ammantate di titanismo stralunato come quella de Il Frate, che dopo un bicchiere di vino, con frasi un po ironiche e amare/ parlava in tedesco e in latino, parlava di Dio e Schopenhauer. Il mistero della trascendenza e il filosofo che ha eretto il pessimismo a Sistema, mentre i bicchieri si riempiono e le bottiglie si svuotano. Sono state le Osterie di Fuori Porta, molto pi che il Partito, luniverso esistenziale e quindi il serbatoio poetico di Guccini, e se proprio ha avuto dei compagni, sono stati molto pi i saggi raccoglitori di fieno che si trascinano al bancone piuttosto che gli arguti intellettuali che son pallidi nei visi e hanno deboli sorrisi/ solo se si parla di strutturalismo inceneriti in Via Paolo Fabbri 43. Ad essere provocatori, un orizzonte che oggi definiremmo persino conservatore. In ogni caso, oggi davvero e purtroppo sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta/ ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro tutta morta. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48793284]]
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