WIRE — I dati diffusi dallIstat confermano una questione non pi rinviabile: il Mezzogiorno continua a perdere energie preziose, competenze e capitale umano qualificato. La fuga di 150mila giovani laureati dal Mezzogiorno tra il 2019 e il 2025, determinata in larga parte dai trasferimenti verso il Centro-Nord (-122mila unit) costituisce un grave impoverimento sociale, economico e produttivo, destinato ad accentuare i divari territoriali del Paese. Lo ha dichiarato Paolo Capone, Segretario Generale UGL, commentando i dati pubblicati nel Rapporto Istat Migrazioni interne ed internazionali della popolazione residente. Per invertire la rotta occorre continuare a incentivare politiche strutturali per il Mezzogiorno come ha fatto il Governo con listituzione della Zona economica speciale unica per il Mezzogiorno - ha continuato - capace di incoraggiare gli investimenti, sostenere lavoro stabile e di qualit, rafforzare i servizi e valorizzare il merito. Uniniziativa che ha integrato e sostenuto lo sviluppo economico e la crescita nelle regioni del Sud, i cui risultati hanno permesso di rendere pi forte il tessuto sociale e imprenditoriale dei territori. A questo si affiancano i dati elaborati da Svimez che prevedono per il 2026 una crescita del PIL del Mezzogiorno del +0,8% confermando, per il quarto anno consecutivo, un Sud che cresce pi del Nord. Affinch i giovani possano scegliere di restare nelle proprie citt di origine - ha proseguito - necessario continuare a investire in politiche fiscali ed economiche dove i giovani si sentano parte attiva di una crescita personale e professionale. Trattenere i talenti al Sud - ha concluso Capone - non soltanto una priorit territoriale, ma una necessit strategica per la crescita equilibrata dellintero Paese.

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