WIRE — Pi che un romanzo sulla madre, come recita il sottotitolo, Le interruzioni di Simone Lisi scrittore e libraio - uno sprofondamento dentro di s. Mentre il quadro ampio, con le riflessioni sugli anni Settanta e le sue lotte, la legge sullaborto e tanto altro ancora, un affresco storico-sociale sullo sfondo, saranno i dettagli, come in una tela di Brueghel, a farci entrare in una storia originale. Il padre, la madre, compagna e amici della voce narrante sono tutti personaggi spesso fuori fuoco in un testo che nasce da una notizia a dir poco sorprendente, infilata in poche parole quasi casuali: durante un pranzo, ormai entrambi in et pi che matura, tra un rimprovero e una frecciata, la madre sfiora per la prima volta, e del tutto disinvoltamente, largomento dei fratelli potenziali del protagonista. La sorpresa nasce dal fatto che, fino a quel momento, egli non ne sapeva nulla e che figlio unico. cos entra in scena quello che si riveler presto un inamovibile convitato di pietra: una serie di aborti che la madre avrebbe praticato prima di scegliere, in totale libert, di tenere lui, colui che decider di scriverne la storia. Il protagonista torner senza grandi successi intorno a ununica domanda: perch?, un perch che non pare voler risposte precise e che nasconde soprattutto una profonda angoscia, legata alla casualit della propria venuta al mondo, voluta dalla madre, cos come lo stata la non nascita dei fratelli mancati: come si legge a un certo punto del libro madre e fato sono la stessa cosa. Tra una lezione di yoga e i sospiri durante una seduta dallo psicoanalista che sembra uscito dalla penna dei momenti migliori di Woody Allen, il protagonista si scopre un sopravvissuto alla libert della madre, oppure un prescelto, e affronta la propria seconda nascita, quella pi dolorosa e complessa, legata allautocoscienza e alla scelta, altrui e propria. La lenta epifania che ne seguir si snoda in un vortice di dialoghi magistralmente orchestrati. In un sapiente crescendo teatrale, tra attacchi di panico e scorribande in scooter nella campagna fiorentina, si scopre che il protagonista lavora come libraio e fa lo scrittore, si chiama Valerio, ma potrebbe anche chiamarsi Simone. Tra le pagine migliori del libro quelle dove il narratore si abbandona con una certa leggerezza alla descrizione dei tempi morti del mondo editoriale, alle comunicazioni degli agenti in vena di sadismo dirette agli autori propensi al masochismo. Leggendo viene da pensare quanto, ancora una volta, fosse nel giusto Philip Roth quando suggeriva a uno scrittore esordiente che gli chiedeva consigli, di scrivere come se tutti i suoi famigliari fossero morti, liberandosi del tutto di loro almeno sulla pagina bianca. Per Lisi la propria scelta vitale si stringe tra letteratura e madre due madri, due contenitori - e forse grazie al personaggio di Yuri, un bizzarro meccanico che pi maestro di vita che di motori, che lo scrittore decide di tenere entrambe e di fonderle in questo curioso romanzo.

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