WIRE โ€” Da oggi siamo in terra incognita, procediamo a tentoni. Vivere senza FrancoBaresi (scritto proprio cos, un sintagma unico, una categoria dello spirito e allo stesso tempo una sicurezza quotidiana), non abbiamo idea di come si faccia. Non solo chi, come lo scrivente, cresciuto milanista mentre lo vedeva alzare al cielo qu1alunque Coppa, anzi perch lo vedeva alzare al cielo qualunque Coppa. Ma anche chiunque conosca la verit intuitiva di Pier Paolo Pasolini, per cui il calcio lultima rappresentazione sacra del nostro tempo. E non si pu non pensare al massimo chierico officiante di questa liturgia sopravvissuta, Diego Armando Maradona, che un giorno del 1989, dopo lennesima puntata di un duello infinito, esce con addosso la maglia numero 6 del Milan. Questa di un grandissimo giocatore. Questo un ricordo che mi porter per tutta la vita. Tutta la vita. Per tutta la nostra vita, FrancoBaresi, sei stato il Capitano. Colui che sfoggiava la fascia al braccio, certo. Ma, di nuovo, il calcio trascendenza, esonda dal campo e si riflette in quello che Edmund Husserl chiamava il mondo della vita, anzi contribuisce a ridefinirne le coordinate simboliche. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48744126]] PALCOSCENICO FrancoBaresi era il Capitano nel mondo della vita di ciascuno di noi, un idealtipo calato nella ritrosia pragmatica di un lombardo di provincia (Travagliato, un comune di 13mila anime in provincia di Brescia ma anche un destino, il valore della fatica, difendere, sradicare il pallone, ripartire a testa alta) che rimase orfano a 14 anni, ed eresse San Siro a nuova casa. Uno stadio come palcoscenico del mondo, e lex Piscinin, il diciottenne che vinse lo scudetto della stella ricevendo le stimmate da Gianni Rivera, a inventarsi una nuova perfezione nel ruolo. Il Capitano perenne, Baresi come maschera ieratica e certezza residua, mentre tutto scorre, le Coppe dei Campioni che diventano Champions League, il giocattolo popolare che diventa globale (grazie anche al Presidente, quel Silvio Berlusconi che la 6 del Milan la ritir per sempre, perch nessunaltra schiena poteva portarne il peso), lItalia ancora figlia del boom e di Tutto il calcio minuto per minuto che diventa lItalia della pay-tv e della Seconda Repubblica. Ma il Capitano cera, c e ci sar (perch FrancoBaresi l, ritto col braccio alzato, che ha messo in fuorigioco il Tempo, la dimensione in cui noi siamo rimasti intrappolati). Un automatismo confortante, la testimonianza che si pu essere allaltezza di se stessi, e se non lo siamo lo abbiamo scelto, gli alibi stanno a zero, sono contropiedi abortiti. Si pu scendere in serie B col Milan, disperatamente aggrappati alla propria maglia, nonostante ti cerchi mezza Italia, contro ogni logica economica e calcolante. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48744872]] E poi si pu risalire e vincere tutto, pi e pi volte, la Coppa dei Campioni come abitudine e lIntercontinentale come passatempo, perch luomo quando veramente allaltezza di s non mai finito, nella caduta come nel trionfo. la ubris del Capitano, FrancoBaresi come figura ulissiaca, materia pi da Omero che da Nolan, lentrata in scivolata come epica, la maglia fuori dai pantaloncini come eccezione, uneccezione semidivina. FrancoBaresi era il costante promemoria che luomo pu (e forse nella sua essenza deve) ambire a grandi gesta, che si pu incrociare in Coppa dei Campioni il Real Madrid e vincere 5-0 e che il rimpianto un inganno autoassolutorio, contano solo la volont e latto che la insegue. Non conta che ti rompi il menisco nel girone eliminatorio contro la Norvegia, mondiale di Usa 94. Contano loperazione, la sofferenza ricacciata indietro, il ritorno in campo 25 giorni dopo, contro ogni nozione clinica, la partita sovrumana giocata dal Capitano: annullato Romario. Anche in quella maledetta serata, anche con i crampi finali e le lacrime che lo dilaniano dopo il rigore calciato sopra la traversa, FrancoBaresi ci ha ricordato lordinariet dello straordinario. un ossimoro, ma anche la vetta pi alta di quellessere in fondo ossimorico che luomo. Il fatto stesso che il Capitano esistesse, testimoniava che la vetta esiste, che non si condannati alle piccinerie della pianura, che si pu ascendere. FrancoBaresi era in fondo uno degli ultimi segni, impressi in quello strano universo tangenziale che il calcio, del valore granitico della Storia dentro il guazzabuglio postmoderno della fluidit, dello scorrimento social, dellidolatria del relativo. Il Capitano era forse lultimo Assoluto, e purtroppo dovremo allenarci a vivere senza di lui.

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