WIRE — Cinque Tour non fanno ancora un primato, ma a 27 anni ne sono lanticamera. Tadej Pogacar entra a Parigi nella stanza occupata da Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain e guarda gi oltre. Il quinto Tour, terzo consecutivo dopo i trionfi del 2020, 2021, 2024 e 2025, ne fa il pi giovane pentacampione e lo consegna alla leggenda con la naturalezza quasi sadica di chi trasforma la fatica altrui nel proprio divertimento. Merckx era il Cannibale. Per Pogacar servir unaltra parola: il cannibalismo sembra perfino una forma moderata di appetito. I numeri dicono parit, il modo racconta una gerarchia diversa. Anquetil conquist il quinto Tour nel 1964, a 30 anni, con 55 secondi di vantaggio. Merckx nel 1974, a 29, lasci Poulidor a oltre otto minuti vincendo otto tappe. Hinault arriv a quota cinque nel 1985, trentenne e con il naso fratturato; Indurain nel 1995, a 31 anni, complet cinque successi consecutivi costruiti nelle cronometro. Pogacar tanto altro: attacca in salita, vince contro il tempo, sprinta, conquista le classiche e affronta ogni traguardo come fosse il primo. La facilit non sta soltanto nei 626 lasciati a Evenepoel, ma nella sensazione che avrebbe potuto allargare il divario a piacimento. questo il punto che sfugge a chi considera la sua superiorit un difetto del ciclismo contemporaneo. Non il Tour a essere troppo debole: Pogacar a essere troppo forte. Dietro non ci sono comparse, ma Vingegaard, vincitore nel 2022 e 2023 e fermato da una caduta; Evenepoel, campione olimpico e mondiale; talenti come Del Toro e Seixas. La corsa non povera di avversari, ricca di un corridore fuori scala. Come spesso accade, invece di riconoscere leccezione si svaluta chi la circonda. Pogacar ha tolto ossigeno al Tour, vincendo cinque tappe e trasformando lAlpe dHuez nel manifesto della propria onnipotenza. Eppure, il giorno seguente, ha rinunciato a unaltra esibizione per restare accanto a Del Toro, difenderne podio e maglia bianca e lavorare da gregario. Il pi feroce quando corre sa essere anche il pi generoso quando pu scegliere. Il Re Sole del ciclismo. A Parigi, per, tornato cacciatore. Pur con tre settimane nelle gambe e il quinto Tour gi al sicuro, anzich godersi la passerella ha attaccato sulla Butte Montmartre insieme a Mathieu van der Poel e ci ha provato fino agli ultimi 500 metri degli Champs-Elysees. Poi lolandese ha continuato da solo, resistendo fino al traguardo al treno del gruppo lanciato a quasi 60 km/h: un campione tra i campioni. Quellultimo chilometro racconta la grandezza del ciclismo che stiamo vedendo: il dominatore dei grandi giri corre la tappa celebrativa come una classica, il re delle classiche sfida e batte il plotone degli sprinter. Pogacar non sminuisce gli altri, li esalta; per provare a fermarlo sono costretti a superare se stessi. Per questo il dibattito sul pi grande di sempre pu gi considerarsi chiuso. Merckx conserva un palmares sterminato, ma nessuno ha mostrato la completezza di Pogacar nellera della specializzazione esasperata e degli avversari preparati al millimetro. Lo sloveno ha gi unito Tour, Giro, Mondiali e Monumenti, vincendo su pietre, salite e cronometro. E lo ha fatto prima dei 28 anni. Restano i fischi lungo le strade francesi, la parte pi meschina del Tour. Fischiare chi bara legittimo; fischiare chi vince perch troppo bravo invidia travestita da passione. Enzo Ferrari diceva che gli italiani perdonano tutto tranne il successo. Evidentemente vale anche oltre le Alpi. Sono trascorsi quasi ottantanni dal Tour di Bartali del 1948 e, parafrasando Paolo Conte, i francesi continuano ancora ad incazzarsi. Ora a Pogacar manca un solo Tour per restare da solo in cima. I sette di Armstrong non esistono pi, cancellati nel 2012 insieme alla menzogna che li aveva prodotti. Nessuno tra Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain riuscito a vincere il sesto: tutti si sono fermati davanti a quella porta. Pogacar potr aprirla gi a 28 anni, ma non serve aspettare unaltra estate: il quinto Tour non lo ha reso uno dei pi grandi, ha certificato che il pi grande. Il Cannibale divorava le corse, Pogacar sembra divorare perfino i limiti della storia.
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