WIRE — Avendo visto per anni Paolo Ruffini nei panni del comico di classe dove ha ottenuto applausi da critica e pubblico, incontralo per questa intervista stato sorprendente. Il suo innato carisma unito ai sentimenti puri, decisamente rari in questo periodo, lo fanno diventare ai nostri occhi un uomo unico, un amico di cui ti puoi fidare. E per ci che sta creando, in questa societ che non vive di emozioni, va considerato un gesto raro. Ma sentiamo cosa ci racconta: Ruffini, da regista ha messo in scena L Alzheimer nel docufilm Perdutamente riuscendo ad unire dolore e forza. Eppure faceva il comico... S, vero, ma oggi sarei diverso. Per ammetto che sarebbe pi difficile trovare qualcosa di comico... Infatti sta lavorando sulla disabilit. Perch? E un punto importante in cui credo, ma senza pietismi. La piet crea ostacoli, lontananza, differenza. Aggiungere anche una certa comicit pu abbattere le differenze: So che scrive anche testi per i bambini Down . Cosa le piace? La sensibilit. Li chiamano bambini, ma molti di loro hanno anche 50 anni. A teatro sono stupendi, seguono tutti gli insegnamenti. Non capisco perch c gente che li emargina. Io li trovo splendidi , ammetto di non essere un teologo, per loro mi stupiscono sempre. Vorrei che fossero giudicati come gli altri, nel mio podcast Il Baby sitter, dove c scritto, quando diventerai piccolo capirai, lascio una grande libert ai bambini, voglio che siano loro a raccontare il mondo. Qual la cosa pi brutta che sta creando questa societ spesso malata? Ci stanno togliendo la fantasia, vivendo tra mille paure. Ho presentato il libro Io sono perfetto (Edizioni La nave di Teseo), sulle fragilit ci sono molte riflessioni, come sullamore. Dal 27 luglio sar in onda su Radio 24 con Come stai? E non risponde: tutto bene. Un programma dedicato alla salute mentale. Prima di chiudere, devo farle questa domanda: un attore noto, un regista di talento, un comico molto amato dal pubblico perch cambia il volto alla sua vita? E morto mio padre, lo amavo. Poi cera il Covid, e il tempo mi ha fatto riflettere. E l che sono cambiato. Ma continuer a fare il mio lavoro. Ho gi unidea in mente: sto scrivendo una storia, senta se le piace: un tizio prende una botta in testa e diventa il maestro di Mussolini. Ovviamente, tutto in chiave ironica. Mentre a teatro, far anche il badante. Il 10 ottobre sar al Verdi di Firenze.
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