WIRE — Mario Calabresi pu piacere o non piacere. Comunque un duro e un uomo di coraggio. anche uno che non disposto a qualsiasi compromesso. Per questo il passo in avanti che ha fatto laltra sera verso una sua candidatura a sindaco di Milano per larea di centrosinistra non stato accolto favorevolmente da parecchi in zona dem, e parecchi potrebbe suonare come un eufemismo.Tutte le rilevazioni demoscopiche in circolazione lo danno largamente vittorioso su qualsivoglia candidato del centrodestra testato finora, ma questo non basta al Pd locale per farne il proprio campione. Storce il naso lanima sinistra del partito, che sogna di fare di Milano una sorta di Bologna alla Matteo Lepore. Garba poco anche a parecchi esponenti della squadra dellattuale sindaco, che da tempo fanno progetti su come garantire continuit alla citt e a loro stessi. Quanto al corpaccione mediano del Pd, storce il naso parimenti, perch ritiene inaccettabile che il primo partito meneghino debba sempre consegnare le chiavi per guidare la citt a un candidato civico. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48396508]] LUSCITA Sul Foglio, Marianna Rizzini aveva scritto giusto il giorno prima che, in tanto agitarsi di aspiranti successori di Beppe Sala, il Pd di Calabresi assente. Luscita dellex direttore di Stampa e Repubblica, ora impegnato a guidare il network di podcast Chora Media, ha il sapore della risposta a stretto giro di posta, anche se sicuramente linteressato negherebbe. Doveva essere un appuntamento secondario, una serata alle porte della citt per parlare degli Stati Uniti di Donald Trump, rischia di trasformarsi, fatte le debite proporzioni, nellatto costitutivo della discesa in campo.Tra una domanda e laltra, il pubblico gli ha chiesto se vuol fare il sindaco e Calabresi, che non ha riconosciuto due giornaliste presenti in sala, ha risposto di istinto e non di testa: Ci sto pensando, mi piacerebbe fare la mia parte per Milano, se ci saranno le condizioni. Verit dal sen fuggita nellillusione di trovarsi in un contesto anonimo. In ogni caso, il sasso nello stagno gettato. La maggioranza degli autorevoli esponenti del Pd locale spera che la pietra vada a fondo, il lanciatore confida che accadr qualcosa che gli consentir di correre. E questa laltra novit. Prima si malignava che il Marione, in forza dei sondaggi e del curriculum, si sarebbe degnato di correre per Palazzo Marino solo se cooptato dal campo largo meneghino. Ora si sa che no, disposto a competere, quindi a rischiare di perdere e giocarsi la faccia. Gi, perch per lui lo scoglio pi alto senza dubbio il primo, quello della competizione interna al centrosinistra, fuori dal cui campo in ogni caso non intende muoversi. Di fronte a elettori che il sindaco Sala ha stancato, Calabresi, che pure non si presenta certo con il piglio del city manager che per governare deve tener buona la sinistra girando con i calzini di Che Guevara, rischia di passare per troppo moderato presso lelettorato delle primarie del campo largo Difficile prevedere come andr a finire. Il capoluogo lombardo patisce le incertezze, i ritardi e i contorcimenti del Pd su scala nazionale. Pier Francesco Majorino, attualmente il candidato forte, bench sconfitto nella corsa alla presidenza della Regione da Attilio Fontana, e vicino a Elly Schlein, sedendo nella direzione nazionale del Nazareno, non fa un pliss di fronte al nuovo venuto nel gruppo e ribadisce di volere le primarie, forte di sondaggi, i malevoli sostengono autoprodotti, che lo danno vincitore. Lorenzo Pacini, il giovane estremista rosso che sta passando lestate tra unanguriata pre-elettorale e laltra nei fazzoletti di verde periferico, pure.Poi ci sono gli assessori riformisti indomiti, Emmanuel Conte, (Bilancio e Casa) e Tommaso Sacchi (Cultura), che hanno tirato fuori la testa, con la vicesindaco, Anna Scavuzzo, che sarebbero automaticamente scavalcati dal nuovo pretendente. Completano il bar di Guerre Stellari degli aspiranti primi cittadini sinistri la comunista nipote Carlotta Cossutta dalle altolocate entrature, il ciclista sociale Tommaso Goisis, esponente della Milano pedalo e vedo gente e il caustico Gianni Barbacetto, giornalista anti-Sala del Fatto in servizio permanente. FASTIDIO Tanti, diversi e combattivi, uniti solo da un duplice fastidio. Il primo, come detto, quello di dover cedere lo scettro a uno che non del gruppo e che governerebbe con i voti della sinistra la citt dove lestrema sinistra cinquantanni fa uccise suo padre. Il secondo quello di doversi sottoporre alle primarie mentre a Roma la segretaria prende tempo, o comunque non forza i tempi sul meccanismo di investitura popolare del candidato del campo largo per Palazzo Chigi.Di fronte a questo caos ci sarebbe da chiedersi cosa spinge Calabresi, che tra libri, giornalismo e appuntamenti pubblici si ritagliato un quadro invidiabile, a mettersi in lizza. Il legame con la citt, dove ritornato dopo 25 anni di lavoro a zonzo, e il fatto di avere un progetto sarebbe la risposta pi probabile. Qualcosa che sappia di milanesit, sostanza e antica socialit meneghina, dopo oltre un decennio di internazionalizzazione totale e un sindaco pi testimonial che costruttore. Ma anche qualcosa che metta in soffitta per sempre la sinistra milanese alla Ilaria Salis. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48645665]]

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