WIRE — Ricostruire il seno dopo un tumore utilizzando i propri tessuti, tornare a casa entro 24 ore dallintervento e ottenere un risultato naturale destinato a durare nel tempo. la svolta raggiunta dallUnit di Chirurgia Plastica del Policlinico Tor Vergata di Roma, che grazie alla ricostruzione mammaria autologa con lembo DIEP e allapplicazione dei protocolli ERAS ha ridotto drasticamente i tempi operatori e di degenza, migliorando al tempo stesso sicurezza e qualit di vita delle pazienti. Il centro inoltre uno dei riferimenti nazionali per questa tecnica, con 70-90 interventi di ricostruzione mammaria autologa mediante trapianti microchirurgici eseguiti ogni anno, un volume di attivit che contribuisce agli elevati standard di sicurezza e ai risultati clinici ottenuti. Per una donna che affronta una mastectomia, infatti, potersi svegliare gi con il seno ricostruito e tornare a casa il giorno dopo significa alleggerire non solo il recupero fisico, ma anche il peso psicologico della malattia. I risultati, pubblicati sul Journal of Plastic, Reconstructive Aesthetic Surgery su una casistica di 143 donne, collocano il centro romano tra i primi cinque al mondo per rapidit di recupero e dimissione. Un traguardo reso possibile da una tecnica microchirurgica altamente specialistica e da unorganizzazione integrata tra chirurghi e anestesisti, che permette di ricostruire un seno vivo, senza protesi e con un recupero sempre pi rapido. Per approfondire i risultati dello studio e le prospettive di questa tecnica, la Dire ha intervistato il professor Benedetto Longo, direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica dellUniversit di Roma Tor Vergata e autore dello studio. Professor Longo, perch la ricostruzione con lembo DIEP rappresenta oggi un cambio di paradigma dopo la mastectomia? Il cambio di paradigma non riguarda tanto la procedura in s, quanto il modo in cui abbiamo ripensato lintero percorso di cura. Abbiamo rivisto ogni fase della ricostruzione mammaria con lembo DIEP, studiandola e ottimizzandola in ogni dettaglio, fino a trasformarla in un intervento di one night surgery. Significa che la paziente viene operata, trascorre una sola notte in ospedale e viene dimessa il giorno successivo. Questo approccio comporta benefici importanti, sia dal punto di vista biologico sia da quello psicologico. Il paziente, infatti, non ricorda lintervento chirurgico per effetto dellanestesia, ma ricorda molto bene lesperienza dellospedalizzazione. Restare in ospedale viene percepito come una condizione di emergenza, che determina il rilascio di ormoni dello stress, come catecolamine e cortisolo, aumentando la risposta infiammatoria allintervento. Quindi restituire il prima possibile la paziente alla sua vita quotidiana riduce questi effetti? Certamente, c poi un aspetto psicologico altrettanto importante: durante il ricovero la persona tende ad assumere quella iche gli anglosassoni definiscono sick identity, cio si sente malata. Questo altera i ritmi fisiologici, il sonno e la quotidianit. Grazie a un approccio multidisciplinare e multispecialistico riusciamo a ridurre al minimo lospedalizzazione senza compromettere la sicurezza. Abbiamo un tasso di successo superiore al 99%, in linea con i maggiori centri internazionali di microchirurgia ricostruttiva. Oggi la vera innovazione non solo ottenere un eccellente risultato chirurgico, ma ridurre al minimo il tempo della vita che la paziente deve dedicare allospedale, permettendole di recuperare il proprio ruolo sociale, la propria identit e la propria normalit. Come siete riusciti a ridurre i tempi dellintervento e a dimettere le pazienti entro 24 ore? Il risultato nasce da uno studio multidisciplinare dellintero percorso. Abbiamo lavorato insieme a neuropsicologi, anestesisti, infermieri e chirurghi. La preparazione inizia gi dalla prima visita: la paziente viene informata e preparata a tutto il percorso, prima, durante e dopo lintervento. Fondamentale anche il coinvolgimento del caregiver, che viene individuato fin dallinizio e formato dai nostri infermieri prima della dimissione, cos da poter assistere la paziente nelle prime 48 ore a domicilio. Abbiamo poi ottimizzato la fase anestesiologica, non solo nella scelta dei farmaci, ma nella gestione complessiva del paziente, dallequilibrio dei liquidi alla gestione del sangue, aspetti che riducono la risposta infiammatoria e favoriscono un recupero pi rapido. Infine c lorganizzazione chirurgica: lavoriamo con quipe multiple che operano in parallelo, evitando sovrapposizioni e perdite di tempo. Ognuno si concentra esclusivamente sulla propria parte dellintervento, eliminando quello che definiamo il rumore di fondo organizzativo. Quali vantaggi offre il tessuto autologo rispetto alle protesi nel lungo periodo? La protesi un dispositivo impiantabile soggetto a usura e non dura tutta la vita. Secondo il Ministero della Salute, una protesi utilizzata a scopo ricostruttivo ha una durata media di circa sette anni, che pu ridursi fino a quattro nelle pazienti sottoposte a terapie oncologiche adiuvanti. Questo significa che, mediamente, tra i quattro e i sette anni la paziente dovr affrontare un nuovo intervento per sostituire la protesi. La ricostruzione con tessuto autologo certamente pi impegnativa dal punto di vista chirurgico, ma offre un risultato definitivo. Possono essere necessari uno o due piccoli interventi di rifinitura della forma della mammella, ma una volta raggiunto il risultato finale questo stabile e destinato a durare nel tempo. questo, a mio avviso, il suo principale vantaggio. Come cambiato il modo in cui le pazienti vivono questo intervento? Allinizio molte pazienti sono sorprese, pi ancora che preoccupate. Non sono abituate allidea che un intervento cos complesso possa consentire un recupero tanto rapido. Successivamente, per, lesperienza estremamente positiva. Restano colpite dalla velocit con cui recuperano e finiscono quasi per dimenticare lintervento. Questa rapidit riduce anche la percezione del peso biologico e psicologico delloperazione, pur trattandosi di una procedura di microchirurgia altamente complessa. Perch questa tecnica richiede unelevata specializzazione e non ancora disponibile ovunque? Imparare a eseguire una ricostruzione con protesi richiede un percorso formativo molto pi breve rispetto alla microchirurgia ricostruttiva. Per acquisire competenze adeguate nella ricostruzione con lembo DIEP servono almeno dieci anni di formazione. un investimento importante, che richiede grande motivazione da parte dei giovani chirurghi. Inoltre indispensabile lavorare in centri ad alto volume, dove si eseguono molti interventi di questo tipo ogni anno. Solo cos possibile raggiungere standard elevati di sicurezza e affidabilit. Guardando al futuro, quali sono gli obiettivi del Policlinico Tor Vergata relativamente a questa tipologia di ricostruzione mammaria? Per noi la dimissione il giorno successivo gi un traguardo superato. Stiamo lavorando per ottimizzare ulteriormente il percorso e stiamo valutando, in via sperimentale, la possibilit di dimettere alcune pazienti nella stessa giornata dellintervento. Naturalmente questo sar possibile solo se riusciremo a mantenere gli stessi livelli di sicurezza che abbiamo oggi, con un tasso di successo superiore al 99%. La sicurezza della paziente resta il criterio imprescindibile. Unultima domanda: ricoveri sempre pi brevi significano anche un risparmio per il Servizio sanitario nazionale. Cosa risponde? Il nostro primo obiettivo sempre la sicurezza della paziente. E per sicurezza non intendiamo soltanto la buona riuscita dellintervento, ma anche fare in modo che conservi un ricordo positivo dellintero percorso di cura. Abbiamo osservato che questo approccio porta benefici concreti sul piano fisico e psicologico. Parliamo di donne che hanno gi affrontato una neoplasia e che hanno bisogno di recuperare il prima possibile la propria vita, la propria identit e la propria socialit. Se, oltre a migliorare la qualit della cura, questo modello produce anche un beneficio per il Servizio sanitario nazionale, tanto meglio. Ma il punto di partenza resta sempre il benessere e la sicurezza della paziente

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