WIRE — rimasta contumace. E non ha specificato i motivi per cui ha lasciato a casa due suoi collaboratori. Per il Tribunale di Milano, sezione lavoro, non stata dunque dimostrata la giusta causa che avrebbe (forse) reso legittimi i licenziamenti. A Ilaria Salis toccher quindi sborsare un maxi risarcimento di oltre 300mila euro. Lo mette nero su bianco il giudice Franco Caroleo, dopo il ricorso di due ex assistenti delleurodeputata di Avs, accertando lillegittimit del recesso. Nella sentenza, depositata lo scorso 10 marzo, si legge che spettava a Salis, in quanto datrice di lavoro, fornire prova della giusta causa, ma lei non essendosi presentata in udienza non ha evidentemente assolto al proprio onere. Quindi, ha ribadito il Tribunale, si deve affermare linsussistenza della giusta causa nei recessi impugnati. Andiamo con ordine. Tutto nasce dal recesso comunicato da Salis ai due collaboratori (che in sentenza sono indicati come Parte 1 e Parte 2) il 17 febbraio 2025. Gli assistenti delleurodeputata erano stati assunti il 30 luglio 2024, un paio di mesi dopo la sua elezione al Parlamento Ue. Con la Parte 1 viene stipulato un contratto di collaborazione coordinata e continuativa (i famosi co.co.co) fino al 16 luglio 2029 (scadenza della legislatura Ue) per lideazione e lo sviluppo di progetti finalizzati alla valorizzazione del ruolo parlamentare europeo in seno al Parlamento europeo, gestione di campagne ed eventi in Italia e allestero. E poi analisi e raccolta ex post dei feedback finalizzati al lavoro di parlamentare del committente (la Salis, ndr) sulleconomia territoriale, le politiche economiche e del lavoro e analisi delle informazioni sullattivit di deputato, oltre allassistenza per i contatti con le autorit nazionali, regionali e locali. Con la Parte 2, invece, il contratto (anche questo in scadenza con la legislatura Ue) era di prestazione di servizi per lo sviluppo e la gestione, tra le altre cose, di campagne e eventi in Italia e in Europa per comunicare le tematiche portate avanti dal parlamentare con la doppia finalit di diffondere il pensiero e il lavoro di questultimo e creare momenti di incontro e contatto con la cittadinanza. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48644815]] Poi, il 17 febbraio 2025, i due assistenti vengono licenziati. Alla Parte 1 Salis comunica il recesso anticipato del contratto di lavoro per il venir meno del rapporto fiduciario perch sono emersi progressivamente, fino a diventare assolutamente ostativi oggettivi motivi di inidoneit professionale connessi anche alla mancata realizzazione delle attivit affidate. Come, ad esempio, un inadeguato supporto al lavoro parlamentare e mancato avviamento di un centro nazionale di contatto con lelettorato. E soprattutto per la gestione del tutto inefficiente della casella di posta elettronica, con mancanza di risposte tempestive alle mail ricevute. Ma anche perch si creata una situazione di incompatibilit ambientale e personale e per levidente non comprensione del suo ruolo di mero collaboratore: emersa una gestione autonoma di attivit non concordate, non in linea con il ruolo assegnato e con le esigenze del committente. Alla Parte 2 viene revocato lincarico con effetto immediato. Anche in questo caso perch, si legge nella lettera di licenziamento, venuto meno il rapporto fiduciario, che si sostanzia nella manifesta insoddisfazione gi espressa nei confronti dei contenuti della collaborazione e degli inadeguati e non condivisibili contenuti del report richiesto allassistente a giustificazione e verifica di attivit ritenuta insoddisfacente. Poco pi di un mese dopo, il 26 marzo, i due collaboratori impugnano in via stragiudiziale (ovvero, direttamente con la Salis) il recesso e si propongono di continuare a lavorare, ma senza esito. A quel punto decidono di andare per carte bollate. E il Tribunale gli d ragione. In entrambi i casi, scrive il giudice Caroleo, indubitabile che Salis abbia voluto recedere dai contratti per giusta causa. Tuttavia, la convenuta, si legge nella sentenza, nel rimanere contumace non ha evidentemente assolto al proprio onere. Per questo Salis viene condannata a risarcire i suoi due ex assistenti per oltre 300mila euro, dei quali 147.900 andranno alla Parte 1 e 153mila euro alla Parte 2, oltre al pagamento di 10mila euro di spese processuali. Lammontare dellindennizzo stato quantificato in base alle retribuzioni che sarebbero spettate fino alla scadenza dei contratti di lavoro: alla Parte 1 2.900 euro al mese e alla Parte 2 3mila euro. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48644228]]

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