WIRE โ€” Uno e due: nel giro di un paio di giorni, prima il vicepresidente e poi il presidente degli Stati Uniti si son fatti cospirazionisti, il primo per non ammettere un fallimento, il secondo per prevenire quello che arriver a novembre. Partiamo dal capo, ovvero Donald Trump, che nella serata di gioved, dalla East Room della Casa Bianca, ha detto alla nazione - mezzora scarsa, preceduta dalla promessa di rivelazioni clamorose - che la Cina ha interferito nelle elezioni del 2020 e che il Deep State glielo ha nascosto, a lui e a voi. Per qualche minuto parso un discorso qualunque: leconomia va a gonfie vele, lesercito il pi potente del mondo, lAmerica sta vincendo la guerra in Iran. Poi il climax, quello per cui il senatore Bernie Moreno aveva promesso il pi importante discorso dallo Studio Ovale dai tempi della crisi dei missili di Cuba: Pechino avrebbe messo le mani su 220 milioni di file di elettori americani - la pi grande compromissione di dati elettorali della storia, nonch un piccolo miracolo, visto che nel 2020 gli iscritti al voto erano 214 milioni -, avrebbe tentato di fabbricare schede false per Joe Biden e arruolare giornalisti e imprenditori contro di lui. Prove: documenti declassificati, disponibili sul sito della Casa Bianca, generosamente anneriti. Nel mucchio, ci sono anche 278mila non cittadini iscritti alle liste elettorali e attivisti pagati a cottimo in buoni regalo. UN SISTEMA ROTTO Eppure nel marzo 2021 il National Intelligence Council concluse con un elevato grado di certezza che la Cina non aveva interferito, e che lidea di influenzare il voto laveva s considerata, ma poi scartata: n una vittoria di Trump n una di Biden valeva il rischio di farsi scoprire. Nei documenti desecretati riportato il dissenso di un singolo funzionario, sufficiente a Trump per parlare di insabbiamento. Nella stessa pila, inoltre, si trova anche un rapporto della Cia del luglio 2020 secondo cui a essere presa di mira da Pechino era la campagna di Biden, non la sua. Del resto, Trump non ha mai mandato gi unelezione persa: quando Ted Cruz gli soffi i caucus dellIowa nel 2016, twitt che glielaveva rubata illegalmente. Quanto al movente, mancano quattro mesi alle elezioni di met mandato, i sondaggi danno i democratici favoriti alla Camera, la popolarit del presidente ai minimi. Meglio insinuare che se a novembre dovesse andare male (dal dopoguerra daltronde capitato a tutti, fatti salvo Clinton nel 98 e Bush figlio nel 2002) la colpa potrebbe essere di Pechino; e intanto chiedere al Congresso una legge sullintegrit elettorale che per i democratici prepara la mano federale su un voto che la Costituzione affida agli Stati. Il sistema, ha detto infatti Trump, rotto. LA RETORICA ANTI-ISRAELIANA Per quanto riguarda il numero due dellesecutivo, JD Vance, andata che, ospite del podcast di Joe Rogan, s messo a parlare della guerra in Iran, di un complotto israeliano di bassa lega e di Jeffrey Epstein. Aveva chiaramente legami con i pi alti livelli dellintelligence americana e israeliana ha detto sul finanziere Ho chiesto: esistono documenti? La risposta no. Ma se quella roba fosse esistita, non esisterebbe nel 2026. Tradotto: Epstein era una spia e le prove sono state distrutte. Un capolavoro: il complotto dimostrato dallassenza di prove. Sulla guerra, il vicepresidente sa senza ombra di dubbio che dentro il governo israeliano c chi manipola lopinione pubblica americana per far durare il conflitto indefinitamente, e che una campagna dinfluenza straniera estremamente ben finanziata lavora per far naufragare laccordo con Teheran. A sostegno ha citato un articolo del Time sulloperazione pagata da Israele allex spin doctor Brad Parscale, che per, per la rivista, serve a risollevare il gradimento dello Stato ebraico fra i giovani conservatori, non ad affossare i negoziati (attivit in cui peraltro sono abilissimi, e in autonomia, gli ayatollah). Il movente, anche qui, domestico: il memorandum del 17 giugno lo ha negoziato lui, lIran lo ha stracciato a furia di sdronate nel Golfo, la destra accusa lamministrazione di aver tradito la promessa di tenere gli Usa fuori dalle guerre infinite, e Vance nel 2028 vorrebbe traslocare nello Studio Ovale. Serve un colpevole che non sia lui e la pugnalata alle spalle allalleato un classico. A far notizia, in ogni caso, fra tutte queste dichiarazioni senza una prova, che Trump diventato noiosetto: mezzora di discorso senza verve e senza rivelazioni. Lo aspettiamo domani sera alla finale dei Mondiali, e se faremo un gran tifo per la Spagna per una sola ragione: vederlo consegnare la Coppa alla Roja mentre tira lennesima bordata a Pedro Snchez, il pessimo partner della Nato atteso pure lui in New Jersey.

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