WIRE — Siamo allassurdo. Il virus del politicamente corretto sta infettando anchela giustizia italiana. La Procura generale di Perugia ha infatti deciso di fissare nuove regole per la comunicazione degli uffici requirenti del distretto. Il documento datato 12 giugno 2026. Ed articolato in un decalogo, che richiama principi condivisibili come il rispetto della presunzione di innocenza, la sobriet nella diffusione delle notizie e il divieto di spettacolarizzare le indagini.Ma c anche un passaggio piuttosto bizzarro, che merita di essere esaminato parola per parola. Tra le condizioni operative integrative, infatti, presente anche una disposizione che destinata a fare scalpore. fatto divieto di indicare la nazionalit dellindagato - si legge nel documento della Procura generale di Perugia -, salvo che ci risulti strettamente indispensabile per specifiche e motivate ragioni di interesse pubblico. Facciamo un esempio. Se un marocchino, un tunisino, un polacco o un italiano vengono iscritti nel registro degli indagati, quel dettaglio non dovr pi comparire nei comunicati della Procura. Tranne che per i casi eccezionali. Quindi non sar pi possibile sapere se uno specifico reato stato commesso da uno straniero, un extracomunitario o un italiano. Da qui, una domanda pi che lecita: se la nazionalit corrisponde a uninformazione vera, perch ometterla? Che sia una decisione puramente ideologica? A pensare male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48495808]] Non un mistero: da decenni una parte della sinistra e dellinformazione progressista sottolinea che alcuni dati alimentano la percezione dellinsicurezza. Ma non nascondendo la polvere sotto il tappeto che si pulisce il soggiorno.Omettere la nazionalit non cambia la realt, che resta drammatica. E i dati lo confermano. In Italia ci sono 20.307 detenuti stranieri nelle carceri, un dato che corrisponde al 31,5% dellintera popolazione carceraria (composta da 64.436 persone in totale), come si apprende dal Dipartimento dellamministrazione penitenziaria. Da non dimenticare anche laspetto pi delicato: il rapporto di fiducia tra Stato e cittadino. Non compito della magistratura deciderequali fatti possano essere raccontati e quali invece debbano essere nascosti. Le notizie non possono essere autorizzate dallalto, previo filtraggiopoliticamente corretto. Il problema quindi non pisoltanto la comunicazione giudiziaria. Ma la trasparenza. Nulla vieta di nascondere determinate informazioni alla popolazione. Ma nellera dei social e del web, gli utenti sono perfettamente in grado di recuperare certi dati per vie traverse. Con il rischio che tali informazioni circolino senza verifiche e senza contesto alimentando quindi il fenomeno delle fake news. Un paradosso nel paradosso. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48474585]]
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