WIRE — pi poetico un giardino dinverno con le suo ombre malinconiche e rarefatte, o il vortice del movimento di un braccio, della corsa di una macchina, del passo sincopato di un cane? Per un artista non c una risposta univoca, meno che mai c stata per Giacomo Balla. Senza cancellare mai del tutto quellombra meditativa e solenne del giardino o di un tramonto, ha rivolto lo sguardo al nuovo del Novecento, si esposto a quellaria turbinosa che sembrava voler soffiare via tutto e tutto ribaltare e trasformare, per poi ritornare alle fonti della forma e del linguaggio artistico. Dal divisionismo, al futurismo, alle opere astratte, dalle grandi tele moderne agli oggetti, mobili, arazzi, paralumi, fino alle sciarpe, cravatte, cappelli, ricami, manifesti. E poi, di nuovo, ai ritratti, ai paesaggi. Perch larte deve essere totale, coprire ogni ambito della vita, anche il pi quotidiano e apparentemente banale. E ora il percorso artistico senza soste di Balla, permeante, sorprendente, si pu scoprire, una volta di pi, visitando la grande mostra allestita al Mart di Rovereto. Che propone, parallelamente, unaltra storia interessante, quella della collezione qui presentata. Bisogna tornare a 40 anni fa, nel 1986, quando la stilista e imprenditrice Laura Biagiotti visita una mostra alla Galleria Chimera di Roma che presentava opere di Balla e delle figlie Elica e Luce. un colpo di fulmine, una scarica elettrica (che sarebbe probabilmente piaciuta come immagine allartista): da quel momento, fino alla scomparsa nel 2017, Biagiotti acquista e valorizza con continuit e passione le opere di Balla, divenendo, insieme al marito Gianni Cigna, la sua maggiore collezionista privata. Del resto, un artista cos attento alla moda e alla comunicazione non poteva non attirare una stilista come la Biagiotti... Le opere raccolte nel primo decennio, precisamente fino al 1996, anno della scomparsa del marito, appartengono oggi alla Fondazione Biagiotti Cigna. Ad occuparsene per la famiglia Biagiotti il direttore artistico della Fondazione, Fabio Benzi, che cura insieme a Beatrice Avanzi, responsabile dellufficio mostre del Mart di Rovereto, la mostra Giacomo Balla. Lo stile dellAvanguardia, aperta fino al 18 ottobre, che riunisce circa 240 opere tra dipinti, disegni, abiti e oggetti di design. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48485814]] Balla inizia a dipingere sotto limpulso dei maestri del divisionismo, ma gi percepisce che si deve andare avanti, sulla strada della sperimentazione. I tempi sono incalzanti, lindustrializzazione avanza, insieme alle innovazioni tecniche, si corre verso la guerra, fatalmente. Lartista non pu non partecipare a quanto accade, non pu estraniarsi nella solitudine e nella sua bolla creativa, deve partecipare alla vita quotidiana e alle trasformazioni della societ, senza disinteressarsi di nulla. Balla nel 1914 progetta il Vestito antineutrale, vero e propria manifesto della moda futurista; il manoscritto originale stato acquistato proprio da Laura Biagiotti ed oggi presente in mostra. Nel 1915, insieme allamico Fortunato Depero, Balla teorizza la Ricostruzione futurista delluniverso, e anche il testo originale di questo manifesto presente in mostra, appartenente ai fondi del Mart. Tutto acquista una precisa connotazione nel Genio futurista, la pi grande opera mai realizzata da Balla: un coloratissimo olio su tela darazzo, ampio circa 4 metri e alto quasi 3 metri. Viene presentato a Parigi nel 1925 in occasione dellEsposizione universale di arti decorative e industriali moderne. Il Genio futurista abbraccia questa visione dellarte-totale, che appunto si propone di riplasmare la realt, darle velocit e slancio, forza e vigore. Le forme geometriche, i guizzi di luce, i colori trasmigrano dalle tele e si depositano su tutto, dai mobili ai gilet, dai manifesti ai ricami. Lillusione della guerra, abbracciata come pulizia necessario per far sparire le macerie del vecchio mondo, lascia invece una lunga scia di morte e distruzione, ma non distrugge lidea che tutto possa cambiare, ancora una volta. Giacomo Balla non desiste, dunque, il futurismo non pu morire, forse sta solo cambiando pelle. Aderire al fascismo il passo quasi naturale; diventa un artista ufficiale del regime, ma con passare degli anni qualcosa si spezza. Nel 1937 descrive in una lettera al giornale Perseo il suo cambiamento profondo: Avevo dedicato con fede sincera tutte le mie energie alle ricerche rinnovatrici, ma a un certo punto mi sono trovato insieme a individui opportunisti e arrivisti dalle tendenze pi affaristiche che artistiche; e nella convinzione che larte pura nellassoluto realismo, senza il quale si cade in forme decorative ornamentali, perci ho ripreso la mia arte di prima: interpretazione della realt nuda e sana. tempo di tornare ad uno sguardo che accarezza le figure, la luce pi diffusa, a cercare tra le pieghe di un volto la storia di unanima. Ora Balla non pi apprezzato, viene accantonato dalla cultura ufficiale. Nel 1949, per, alcune sue opere, tra cui il famoso Dinamismo di un cane al guinzaglio, dipinto del 1912, sono esposte al MoMa alla mostra Twentieth-Century Italian Art: comincia una nuova vita. Nel 1958 lartista muore a Roma, ma la sua fama continua a diffondersi e le sue opere vengono rivalutate e sempre pi apprezzate. Fino al colpo di fulmine di Laura Biagiotti e del marito, e a tutti quelli che si proveranno nel visitare la mostra a Rovereto. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48485913]]

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