WIRE โ La letteratura non un campo compiuto il territorio pi aperto, pi aperto ancora di quelle scienze in cui ogni nuova scoperta soppianta le vecchie (...) perch tutto il suo passato si riversa nel presente.Sorprende pensare che lesattezza scultorea di queste parole sia da ricondursi a una voce non contemporanea.Eppure, a recarne il peso visionario Ingeborg Bachmann, scrittrice, poetessa e giornalista austriaca nata nel 1926 e vissuta sino al 1973; trattasi di pensieri risalenti al ciclo di sue lezioni francofortesi raccolte sotto un titolo programmatico, La letteratura come utopia, pubblicate per la prima volta postume, nel 1978, edite in Italia da Adelphi. uneredit, quella di Bachmann, forse ingiustamente ancora troppo riposta, specie nei tempi recenti in cui la letteratura pare braccata dallurgenza dinscatolarne il senso in un categorico contenitore definitorio. Il centenario della nascita di Bachmann, perci, si presta, come opportunit per riscoprire una scrittura eternamente sorgiva. Nonch una planimetria intellettuale ariosa che avrebbe potuto conoscere cieli ancor pi ampi, se la vita di Bachmann non fosse stata recisa tragicamente, per via di un rogo accidentale nella sua casa romana di via Giulia, innescato da una sigaretta durante un torpore dovuto ai tranquillanti che, in quel momento, popolavano la sua quotidianit, per domare un periodo di crisi da superlavoro. Gli strascichi del fuoco la condussero alla morte il 17 ottobre del 73, a meno di un mese dallincidente, lei non ancora cinquantenne. PROFESSIONISTA DELLA PAROLA La scommessa del memoriale risiede dunque qui, nella necessit di non ricordare Ingeborg Bachmann per il suo tragitto quasi teatrale verso la scomparsa, bens per i modi poliedrici con cui lei esercit la scrittura. Bachmann stata, anzitutto, una professionista della parola. A ricordarlo, durante la sua quindicesima lectio del corso di Pedagogia della Lettura alla Fondazione Carisbo di Bologna, il professor Antonio Faeti, prolifico saggista e primo detentore di cattedra universitaria di Letteratura per linfanzia in Italia. Faeti mostra che Bachmann, per vivere, sin dalla prima giovinezza scrivesse articoli destinati ai giornali tedeschi, e che gi dai primi si deducesse una vocazione terrificantemente pronta allanalisi del dettaglio, nel segno di una preponderante acribia. Il suo rigore chirurgico si rifletteva nella stesura stessa dei pezzi: non si rintraccia un inciampo, un refuso o un errore di stampa. La sua era la disciplina di chi sa che la lingua una responsabilit totale, qualunque sia il canale in cui la si immette. Unattitudine alla cura che Ingeborg Bachmann seppe traslare, intatta, dallinformazione ai biomi letterari. Ne sono esempi assoluti, tra gli altri, il romanzo Malina e Giovinezza in una citt austriaca, il racconto ricavato dal suo libro Il trentesimo anno (entrambi editi da Adelphi).Nelle parole del professor Faeti, il racconto, che in s mirabile, si configura come un paesaggio che conserva unanima intimamente romantica eppure straziantemente attuale. Soprattutto, perfetta rappresentazione del politico nella minimalit: la scrittrice descrive il contrasto, silenzioso eppure rumorosissimo, tra retorica di regime e miseria quotidiana dinfanzie violate, condensato nel quadro dei bambini affamati e neghittosi che popolano i giardini pubblici intitolati ai grandi nomi della storia, schiacciati dal peso opaco di un inverno esistenziale, quello della guerra e del nazismo.Pagine duna densit cos alta che Giangiacomo Feltrinelli, col rischio tipico della lungimiranza, scelse in origine di pubblicarle in Italia: conscio del fatto che il libro di Bachmann non avrebbe incontrato il favore delle vendite, ne scorse lurgenza civile e poetica e lo diffuse ugualmente, con convinta fiducia. La stessa che dovrebbe accordarle il mondo odierno, per lassunto che la sua stessa scrittura incarna, poich la letteratura non ha bisogno di un Pantheon, non sintende di morte, cielo e redenzione, essa conosce soltanto il proprio intento fortissimo di influenzare ogni presente, quello attuale o quello prossimo venturo.
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