WIRE — arrivato in Italia il testo Musei, genere e queerness, la prima pratica guida LGBTQ+ per accedere agli spazi espositivi della nostra Nazione con un occhio rinnovato rispetto alle tematiche queer. Il volume a cura di Nicole Moolhuijsen, ricercatrice, consulente e coordinatrice del gruppo di lavoro Genere e Diritti LGBTQ+ di Icom Italia, che nella scheda di presentazione sul sito della casa editrice Nomos, nonch gli editori del volume, si presenta con tutta la pletora possibile di pronomi: da lei a lui, passando per lo schwa. Per darvi la tara dellautrice, nella sua carriera accademica in procinto di completare un dottorato in Museum Studies allUniversit di Leicester. Leggasi: la ricerca e pratica museale su questioni di genere e queer, dopo un lungo percorso dedicato ad accessibilit, interpretazione e ruolo sociale nella cultura. Verrebbe da vestire i panni di Carlo Verdone e chiedere: In che senso?, ma andiamo avanti. La Moolhuijsen, dai suoi canali social, spiega che non c dietro nessun pensiero ideologico: Semplicemente, si tratta di riconoscere che i musei, di qualsiasi tipologia, conservano patrimoni capaci di mettere in discussione gli stereotipi di genere, sessuali e familiari. Oltre a questo, i musei possono e devono essere strumenti per favorire la coesione sociale e il benessere di tutte le persone. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48409958]] C qui anche una lunga e logorroica guida su Musei e generi, nata dalla collaborazione tra Icom Italia e il Research Center for Museums and Galleries (RCMG) dellUniversit di Leicester, in cui lidea quella di accompagnare e promuovere laccessibilit delle persone trans e non binarie negli spazi culturali. I musei, quindi, come nuovo campo di battaglia. Nelle pagine del libro, nel capitolo dedicato al Museo civico di storia naturale e archeologia di Montebelluna, Emanuela Gili, Giorgio Vaccari e la stessa Moolhuijsen affermano che la rappresentazione di uomo e donna nel passato in un determinato contesto culturale, sociale ed economico rischia per, senza adeguati strumenti interpretativi, di perpetrare una narrazione storica tradizionale dominata da personaggi rilevanti di sesso maschile e lo stereotipo di genere che lega la donna a ruoli domestici e di cura. Come fare, quindi, a ovviare al tutto? Come scardinare codesti concetti? Bisogna introdurre elementi che consentano di superare una visione binaria di genere. Ma, in sostanza, qual il nesso che muove questi ragionamenti? La riscrittura della storia. O meglio, la sovrascrittura del passato. Luigi Iannone fa notare come, in realt, se si legge con attenzione, emerge piuttosto unaltra verit, sempre la stessa... la solita: la richiesta di ulteriori finanziamenti da parte del Ministero. Inoltre, lo scrittore sottolinea che la biografia degli artisti certamente fondamentale, ma serve contestualizzare lopera e capirne gli snodi espliciti e nascosti; ma di tutti gli artisti, non di una categoria specifica. La questione, per, ridotta allosso, il tentativo di plasmare la memoria. Renderla altro, proprio come veniva fatto qualche anno fa quando si imbrattavano le statue vedi il caso della scultura dedicata a Indro Montanelli, vandalizzata nel 2020 con vernice rosa e sul cui basamento stato scritto razzista e stupratore, in quel di Milano scrivendo una nuova storia per politicizzarla. Facendo ripartire, quindi, ogni ragionamento proprio dallazione compiuta, con lesistenza di un poi su cui modellare il prima. Cos le bizzarrie di questi decenni sono riuscite nel loro intento. Come fare a trovare una nuova chiave interpretativa? Come fare, quindi, a tracciare un perimetro che non sia solo ed esclusivamente il conservatorismo? Attraverso il Mito. Il Mito non storia remota, ricordava Ernst Jnger, realt senza tempo che si ripete nella storia ed con questi occhi che dobbiamo accedere ai musei. Non per scoprire chi siamo stati, ma per guardare chi vogliamo essere, con buona pace delle guide queer. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48083419]]

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