WIRE — La mail decisiva pesa appena una riga. Una parola, un imperativo, niente di pi: Guardatela. Eppure, secondo gli investigatori, dentro quel messaggio c uno dei passaggi pi sorprendenti dellinchiesta sulle mascherine acquistate durante lemergenza Covid. Perch quando Domenico Arcuri lo inoltra ai suoi uomini di fiducia, la nuova stretta imposta dalla Cina sulle esportazioni dei dispositivi sanitari gi arrivata sulla sua scrivania. La conosce. La fa circolare allinterno della struttura commissariale. E, nonostante questo, poche settimane dopo verranno comunque firmate commesse miliardarie con consorzi che quella stessa normativa avrebbe potuto fermare alla partenza, salvando le casse pubbliche e, molto probabilmente, pure qualche vita umana. una ricostruzione che prende forma dopo il sequestro della posta elettronica del commissario straordinario. I finanzieri raccontano di aver acquisito la sua casella e di aver estratto, mediante lutilizzo di parole chiave, una serie di mail. Una, pi delle altre, attira subito lattenzione. PASSAGGIO RILEVANTE il 1 aprile. Sono le 22.20. Arcuri inoltra una comunicazione ad Antonio Fabbrocini, responsabile unico del procedimento delle sei forniture assegnate ai consorzi Wenzhou Moon Ray, Wenzhou Light e Luokai Trade, e a Roberto Rizzardo, dirigente della divisione acquisti, contratti e gestione fornitori della struttura commissariale. Nessuna spiegazione. Nessun commento. Solo quellinvito secco: Guardatela. Gli investigatori spiegano perch quel passaggio diventa rilevante. Nello specifico, il commissario Arcuri sembrerebbe richiamare lattenzione dei suoi collaboratori circa il contenuto di una mail allegata recante loggetto: Importante nuova regolamentazione cinese per vendita mascherine. Il dettaglio che cambia prospettiva arriva subito dopo. Quella comunicazione Arcuri non laveva trovata per caso. Gli era stata inviata da Angelo Borrelli, allora capo della Protezione civile. Anche questo emerge dallanalisi della posta elettronica sequestrata. Borrelli accompagna lallegato con poche parole: Domenico, questa la comunicazione di cui ti parlavo nella precedente mail. La macchina dello Stato, dunque, era stata avvisata. E lo era nel giorno esatto in cui Pechino cambiava le regole del gioco. La normativa entrata in vigore il 1 aprile 2020 introduce tre condizioni obbligatorie per esportare dispositivi medici dalla Cina. La prima anche la pi delicata: il produttore deve comparire nella lista bianca delle aziende autorizzate dal governo cinese. Le altre due prescrizioni riguardano una dichiarazione con cui lo spedizioniere certifica che la merce rispetta gli standard del Paese destinatario e il certificato di registrazione dellazienda produttrice. Tutti e tre i requisiti insieme producono una trama a maglie strette che lascia nella rete un bel po di pescecani in cerca di affari facili. quella white list il vero spartiacque dellintera vicenda. Perch, seguendo quella disciplina, le maxi forniture destinate allItalia sarebbero dovute passare attraverso imprese gi validate dalle autorit di Pechino. Un filtro che avrebbe impedito di assegnare la commessa da oltre 1,250 miliardi di euro a societ (ben 36) considerate non idonee dallo stesso governo cinese che, non a caso, non le aveva inserite nella classifica. La novit, per, non circolava soltanto nellufficio del commissario. Anche questo emerge dagli atti. I finanzieri trovano infatti una seconda mail, inviata da una funzionaria di Invitalia ancora a Fabbrocini e Rizzardo. Largomento identico: la nuova regolamentazione cinese. La comunicazione viene scambiata proprio mentre si prepara la lettera di commessa che il 15 aprile porter allaffidamento della fornitura al consorzio Luokai Trade. In origine si parla di 600 milioni di mascherine chirurgiche per 294 milioni di euro. I numeri saranno poi ridotti a 450 milioni di pezzi e 220,5 milioni di euro, ma la sostanza delloperazione non cambia. Il quadro si completa durante gli interrogatori. Una dipendente di Invitalia, F.I., racconta ai finanzieri che anche lIce (lIstituto per il commercio estero) aveva gi segnalato lentrata in vigore di tale normativa cinese sullesportazione di dispositivi medicali. La stessa documentazione, inoltre, era disponibile pubblicamente anche sul sito di Assolombarda, insieme allelenco delle aziende autorizzate dal Dragone a esportare dispositivi di protezione individuale idonei e conformi. IL MEDIATORE E IL COMPLICE La sequenza delle comunicazioni racconta cos una storia diversa da quella che ruota attorno allurgenza dellemergenza, e che Arcuri e Giuseppe Conte continuano a difendere contro ogni logica evidenza e buonsenso. La nuova disciplina cinese non era sconosciuta. Era nota ai vertici e ai quadri intermedi della struttura commissariale e, addirittura, agli stessi mediatori. Come dimostra una conversazione che restituisce il clima di quei giorni. unintercettazione tra uno dei mediatori e un suo complice. A preoccuparli, pi delle possibili verifiche nel nostro Paese, sembra essere proprio la severit delle autorit cinesi. La frase resta impressa negli atti: Comunista (riferendosi al governo di Pechino, ndr)... sono legge pesante, capito?. Ma per fortuna lamico abitava nellItalia a Cinque Stelle di Giuseppe Conte e di Domenico Arcuri. Fortunato, lui.

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