WIRE — Il profumo non solo un gingillo superfluo per signore. Spiace doverlo ricordare, ma c da farlo perch limplacabile societ dei consumi ha industrializzato e desacralizzato anche questo. ben triste. Perch il profumo dice, da sempre, la soavit impalpabile della divinit. Sicch, sfidando il milieu paganeggiante di Il profumo degli dei. Fragranze del Mediterraneo antico di Silvia Ferrara e Laura Bellinato (Il Mulino, p. 192, 16) che, come suggerisce il titolo, si muove nellorbita dellEllade, in particolare delle civilt minoica e micenea, bisogna ammettere che leggendolo, fin dalle prime pagine, pu capitare che riemerga dalla memoria un passo de I Fratelli Karamazov di Dostoevskij. Il pi giovane e puro dei fratelli, Alesa, seguiva una guida spirituale amatissima, lo starec Zosima, che un giorno, come accade a tutti, purtroppo mor. Alesa fu molto turbato pregando al cospetto della salma. Aveva avvertito che persino il corpo di quel santuomo non olezzava di rose e di gigli, poich soggetto agli insulti che il trapasso infligge alla carne: polvere sei, polvere tornerai. E quindi il suo maestro forse non era un perfetto del Signore. Il profumo infatti la cifra dei santi, le cui spoglie integre rammentano che unanima pura preserva anche il corpo dalla putredine. Per i figli del secolo invece un rimedio alle scorie della fatica, della travagliata quotidianit della carne viva: lantitesi del memento mori. Oggi come allora. Perci non v funzione religiosa che non contempli la combustione di essenze e questo ha un significato mistico qui rivelato indirettamente. Gli incensi sugli altari sono l a testimoniarlo, non solo nel cattolicesimo, anche nel buddismo per esempio. I nasi pi raffinati di questo nostro tempo plebeo, che elaborano profumi di nicchia costosissimi, ne formulano alcuni a base di incenso. Non un caso, quindi, che il corpo sconfitto degli eroi omerici caduti in battaglia fosse cosparso di olio profumato. Stiamo parlando di unantichit della nostra antichit vecchia di millenni che ancora bussa alla nostra porta. Lo fa con questa prima informazione: il profumo del mondo antico non era unessenza volatile prodotta con alambicchi, che erano di l da venire. La civilt minoica quella di Creta, per intenderci macerava petali, foglie e radici nellolio doliva. E i maestri profumieri erano uomini importanti, che vivevano a corte, accanto al Re, svolgendo in modo alchimistico, quasi magico, una professione giudicata importante. Leggendo il libro di Ferrara e Bellinato si colgono a ogni pagina i passi concreti che le due hanno mosso in quelle campagne cosparse di una vegetazione tanto cara ai filosofi e come non pensare al libro di Teofrasto sui profumi? una pietra miliare del genere. Ma le studiose sono andate molto pi a ritroso nel tempo, a quando non cerano ancora le discussioni filosofiche dei fisiologi e il paradosso di Zenone neanche era stato lontanamente ipotizzato. Hanno letto i nomi dei maghi delle essenze sulle tavolette dargilla, studiato le ricette, i recipienti, le lunghe e delicate fasi della creazione di unguenti preziosissimi. Si sono arrampicate sulle rocce battute dal sole e dalla salsedine dellEgeo, tra gli ulivi e sterpi riarsi, seguendo un filo dArianna, figura mitica della quale scrivono, ipotizzando che il filo non fosse altro che un profumo intenso, persistente, di salvia, di rosa, di terrigno olio doliva, e che dunque Teseo abbia fatto ritorno dal labirinto seguendo una scia impalpabile. Povera Arianna, ebbe una sorta amara. Una nemesi implacabile per la principessa di una patria che vendeva il profumo di salvia in tutto il Mediterraneo, che le piante umili sono le pi affidabili e portano in dote anche propriet curative. Ma la grande protagonista la superba, la rosa, dalla quale gi allora con molto lavoro, abilit certosine e una colossale mole di petali, si ricavava una boccetta appena, naturalmente costosissima e per pochi. Tutte fatiche annotate per tramandare le ricette e i nomi di antichi maestri profumieri che farebbero impallidire quelli di Grasse. Ma lolio profumato di Micene non era uno strumento di bellezza, era un veicolo di conoscenza e lo scopriamo qui nella storia a ritroso delle lingue europee, risalendo verso il protoindoeuropeo, da cui derivano le lingue parlate oggi in Europa e il sanscrito. Il latino perfumum significa proprio quel che sembra: attraverso il fumo. Fumus deriva da una parola di questo idioma dimenticato, *d*uh mos: Le etimologie sono giochi bellissimi, ma qui c qualcosa di pi profondo: c lo spirito. Che appunto il fumo, che sale verso lalto come lanima liberata, e i profumi esalati aprono una finestra verso il cielo (...) e portano agli di gli aromi e le preghiere umane. Arrivati alla fine di un viaggio tra i misteri celati nei pithos, i maestosi vasi minoici nei palazzi di un altro mondo, risulta chiaro che, nonostante i millenni trascorsi, ripensare allo starec Zosima non poi cos peregrino.
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