WIRE — Mica detto che facciano male, s, per carit: per non si pu nemmeno spacciarli per un pasto salutare. Ch alla fine basta il nome, additivi. Lo capisci subito che suona pi chimico che naturale. Le ciliegie che la nonna raccoglieva dallalbero nel suo giardino, di conservanti, non ne avevano proprio: alcune erano ammaccate, altre andavano a male subito, per tutte erano genuine (e sicuramente pi gustose di quelle che ci sono, carissime, oggi al super). Il principio pi o meno lo stesso: e prima che sinfiammi la polemica dei buongustai dalletichetta in mano, daccordo, son cambiate le esigenze (anche a tavola), la nuova societ ha ritmi diversi, i metodi di preservazione dei cibi vanno di conseguenza. Per poi non seppelliamoci sotto la morale bio-veg-free-eco. Di, su. NEL PIATTO Siamo quello che mangiamo, e probabilmente non neppure vero perch quasi sempre non conosciamo ci che abbiamo nel piatto. Prendi i burger vegetali. Quelli che oramai sono una moda. Di ceci, di tofu, di seitan. Con le lenticchie, con la quinoa, con le zucchine saltate. Che li vendono gi confezionati nel loro sottovuoto di plastica al banco frigo del minimarket. Che li trovi in qualsiasi paninoteca sotto limmancabile opzione vegetariana perch leffetto carne assicurato: sembra manzo ma non lo , assomiglia al pollo ma giammai. Ecco, loro s che sono pieni di additivi. Lo ha scoperto una squadra di ricercatori dellIon (ossia dellInstitute for optimum nutrition) di Londra: e sar che lass, lungo il Tamigi, il junk-food una cosa seria, eppure la questione (specie qui, nel resto del mondo) proprio una sciocchezza non . Gli inglesi dal barbecue veloce hanno cercato di comprare diversi gli alimenti nel modo pi scientifico possibile: non si sono limitati allhamburgerozzo da 200 grammi con o senza bun al sesamo e salsine daccompagnamento, hanno messo a paragone anche il latte di mandorla con quello vaccino, i brownie (la torta a quadratini morbida al cioccolato tipica della cucina anglosassone) vegani con quelli tradizionali, la carne vegetale con quella animale. Ed saltato fuori che nei prodotti a base veg gli additivi alimentari sono molti di pi. Quasi il doppio. Lintera gamma degli ingredienti ne conta 1.110 sulla dieta carnivora e 1.566 su quella vegetale, ch gi questo come dato sufficientemente curioso (nutrizionisti e dietologi non fanno che ricordare che sempre meglio togliere che aggiungere). Ma il discorso diventa ancora pi specifico se ci si ferma a questi benedetti additivi: nei prodotti a base vegetale, gli scienziati, ne hanno contati 199, in quelli animale 100. E anche restringendo il campo alla categoria E, che relativa a quelli approvati dallUnione europea entro determinati limiti, la bilancia pende ancora dalla stessa parte: 39 contro 31. una bella differenza. Ci non significa che necessariamente ci sia un aumento del rischio per la salute, spiega Joseph Whittaker, uno dei professori autori dello studio britannico, anche perch tutti gli additivi analizzati avevano superato i controlli di sicurezza alimentare. E ci mancherebbe il contrario: per noi, forse schizzinosi, forse troppo esigenti, forse un po sofistici, qualche domandina ce la facciamo. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48267867]] SUCCHI E OLIO DI COCCO Al di l delle convinzioni personali (legittime tutte) sullalimentazione sostenibile, vale davvero la pena la bistecca di funghi? Non che sar come quella storia dei succhi di frutta che ci hanno raccontato da piccoli erano la merenda migliore in assoluto per spezzare i pomeriggi di gioco in cortile e adesso, che siam diventati adulti e ci siamo messi a stecchetto, abbiamo scoperto che in realt sono pieni di zuccheri tanto che, a questo punto, col senno di poi, tanto valeva cedere al panino con la Nutella? Oppure non diventer come per lolio di cocco, spacciato a mo di superfood per eccellenza da influencer e chef alternativi, pressato a freddo, 100% biologico, un toccasana per il metabolismo, ma che a veder bene ha quasi due terzi in pi dei grassi saturi del manzo e un terzo in pi di quelli del burro (come lavocado, del resto: buonissimo, esoticissimo, commercialissimo e pienissimo di grassi buoni, ma anche cos calorico che, se non ci stai attento e non controlli i macro, come papparsi un cheeseburger del McDonalds credendo sia uninsalata)? Non finir, insomma, come per linsospettabile petto di pollo, totem dei salutisti di tutto il pianeta, magro e proteico, il cui consumo elevato, per, una ricerca italiana dellanno scorso ha associato addirittura a un aumento del rischio di tumori gastrointestinali? Certo, vale la massima di sempre (della nonna, appunto): il troppo stroppia, non luso ma labuso, eccedere (in qualsiasi pietanza) sconsigliato. Per se adesso ci scricchiolano persino le diete veg... [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48297160]]
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